Microbiota, il segreto della longevità tra ambiente e Dna

L’immunologo Mauro Minelli: «L’ecosistema dei batteri intestinali traduce gli stimoli esterni in segnali biochimici per le nostre cellule. Preservarne equilibrio e diversità»

Per decenni il patrimonio genetico è stato considerato una sorta di destino già scritto, un codice immutabile capace di stabilire da solo la predisposizione alle malattie o la promessa di un invecchiamento in salute. La ricerca degli ultimi anni ha però ribaltato questa prospettiva, mostrando come il genoma umano non operi mai nel vuoto, ma dialoghi costantemente con tutto ciò che ci circonda.

A descrivere questa fitta trama di interazioni è il concetto di esposoma, la totalità delle esposizioni ambientali che accompagnano un individuo nell’arco della vita: dieta, stile di vita, inquinamento, stress e perfino la qualità delle relazioni sociali. Un fattore biologico attivo, non un semplice catalogo di elementi esterni, che interviene direttamente sui meccanismi di regolazione dell’organismo.

La vera sfida scientifica è stata comprendere attraverso quale via l’ambiente riesca a lasciare un’impronta tanto profonda sul nostro Dna, modificandone l’espressione senza alterarne la sequenza.

La risposta, spiega Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all’Università Lum Giuseppe Degennaro, risiede in uno straordinario ponte biologico: il microbiota intestinale. Composto da miliardi di microrganismi che popolano il tratto digerente, il microbiota funge da mediatore d’eccezione fra il macrocosmo dell’esposoma e il microcosmo del genoma. Una comunità microbica che si comporta come un sensore finissimo, capace di recepire gli stimoli ambientali, metabolizzarli e tradurli in segnali biochimici comprensibili alle cellule. La sua configurazione comincia a delinearsi fin dai primi istanti di vita, influenzata dalla modalità del parto e dall’allattamento, per stabilizzarsi poi in un profilo adulto. Quando questo ecosistema mantiene uno stato di equilibrio e diversità, definito eubiosi, garantisce il corretto funzionamento immunitario e metabolico, ponendo le basi per un invecchiamento in salute.

Il ruolo di intermediario si manifesta anche in fenomeni apparentemente distanti dalla genetica, come il rapporto quotidiano con gli animali da compagnia. Gli studi più recenti in ambito neuroscientifico e immunologico, osserva Minelli, mostrano come il contatto interattivo e la condivisione degli spazi domestici diano vita a un vero e proprio microbioma sociale: uno scambio costante che arricchisce la flora intestinale, stimola la tolleranza immunitaria e modula la produzione di neurotrasmettitori essenziali. Specie batteriche specifiche, la cui concentrazione può essere incrementata proprio dalla convivenza con gli animali, intervengono nella sintesi di molecole come ossitocina e dopamina, attivando cascate biochimiche protettive contro stress, infiammazione sistemica e declino cognitivo legato all’età.

È in questa rete di relazioni che si compie pienamente la visione One Health, il modello che riconosce salute umana, animale e ambientale come un unico ecosistema indissolubile. L’esposoma, conclude l’immunologo, cessa così di essere un fattore astratto per diventare una forza concreta, mediata dalla biologia dei microrganismi che ospitiamo e condividiamo. Curare l’ambiente, governare consapevolmente le esposizioni quotidiane e preservare l’integrità del microbiota non significa soltanto proteggere un apparato organico, ma intervenire attivamente sul ponte che unisce la nostra storia biologica al nostro futuro in salute.

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