Ondate di calore e terapie: la doppia insidia che minaccia la salute
Dalla degradazione dei principi attivi agli effetti fisiologici amplificati dall’afa: i consigli della farmacologa Annalisa Capuano
Con l’Italia stretta nella morsa di un’estate rovente, l’innalzamento record delle temperature si trasforma rapidamente in una seria minaccia per la salute pubblica. Se il caldo estremo mette a dura prova chiunque, i pericoli aumentano esponenzialmente per chi segue terapie quotidiane. A delineare il quadro è Annalisa Capuano, direttrice del Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e membro della Società Italiana di Farmacologia. L’esperta chiarisce come la relazione tra caldo e medicinali si muova su un doppio binario: da una parte le alte temperature compromettono la stabilità e la sicurezza dei prodotti, dall’altra molti farmaci riducono la capacità dell’organismo di tollerare lo stress termico.
La prima questione cruciale riguarda la corretta conservazione. La maggior parte dei farmaci è formulata per restare stabile a temperatura ambiente, in genere senza superare i 25 °C. Quando la colonnina di mercurio oltrepassa questo limite, i processi di degradazione chimica subiscono un’accelerazione che rischia di vanificare l’efficacia della cura. Tra i prodotti più sensibili figurano antibiotici, anticoagulanti, antiepilettici, antidolorifici e sedativi. Vi sono poi categorie ancora più delicate, come insulina, ormoni, vaccini e prodotti biologici, per i quali è indispensabile garantire la catena del freddo tra i 2 e gli 8 °C in frigorifero.

Accanto all’integrità del medicinale, emerge però un rischio fisiologico altrettanto grave: l’alterazione dei meccanismi di autoregolazione corporea. Durante le ondate di calore, l’organismo fatica a mantenere costanti temperatura e pressione arteriosa, disperdendo molti liquidi attraverso il sudore. Molte categorie farmacologiche finiscono per esacerbare queste difficoltà. I diuretici, incrementando l’espulsione urinaria di acqua e sali minerali, favoriscono disidratazione, crampi e bruschi cali pressori. I beta-bloccanti e i vasodilatatori, ampiamente impiegati contro l’ipertensione, ostacolano i normali meccanismi di compenso cardiovascolare provocando spossatezza e vertigini.
Anche i farmaci attivi sul sistema nervoso, come antiparkinsoniani, antipsicotici e antidepressivi, possono interferire con la termoregolazione centrale, mentre gli ansiolitici amplificano sonnolenza e torpore e i vecchi antistaminici riducono la sudorazione, bloccando il raffreddamento naturale del corpo.
La regola fondamentale resta quella di evitare categoricamente il fai-da-te: nessun trattamento deve essere interrotto o modificato senza il parere del medico curante. Per proteggersi è opportuno bere acqua con regolarità, rimanere in luoghi freschi, evitare le ore centrali del giorno e alzarsi con cautela. Segnali come confusione, aritmie, sete intensa o svenimento impongono il riposo immediato e un tempestivo consulto sanitario.

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