REGALAMI UN SORRISO

Per due bambini del Saharawi, a Pisa il percorso di labiopalatoschisi che cura. Gian Luca Gatti: “Siamo appena tornati dal Paraguay: la catena umana e solidale non si arresta”.

SALUTE
Francesca Franceschi
REGALAMI UN SORRISO

Per due bambini del Saharawi, a Pisa il percorso di labiopalatoschisi che cura. Gian Luca Gatti: “Siamo appena tornati dal Paraguay: la catena umana e solidale non si arresta”.

“Il triangolo della Toscana colpisce ancora”. Usa queste parole GDEIM IZIK – Piombino, l’associazione ODV Onlus impegnata fin dalla sua nascita in progetti umanitari dedicati al popolo Saharawi e che, anche quest’anno, grazie al coordinamento tra Regione Toscana, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, Arci 690 Cascina e Percorso Labiopalatoschisi dell’AOUP ha donato letteralmente un nuovo sorriso a due bambini saharawi di poco più di un anno.

È una storia che parte da lontano e che profuma di accoglienza, solidarietà, inclusione e generosità. E del resto c’è un inossidabile fil rouge che, ormai da molti anni, unisce la città portuale di Piombino al popolo Saharawi che, dal 1975, vive nei campi profughi in territorio algerino perché esuli del Sahara Occidentale. E oltre alla straordinaria catena umana che ogni anno si traduce in campi estivi, raccolta di medicinali e vestiti e altre azioni generose, è ormai prassi virtuosa la mano tesa che l’associazione piombinese riceve, ogniqualvolta si presentano casi di Labiopalatoschisi, dal percorso Labiopalatoschisi dell’AOUP diretto dal chirurgo plastico Gian Luca Gatti.

Circolo virtuoso confermato – dopo due anni di stop imposti dall’emergenza pandemica da Covid -19 – anche la scorsa settimana quando due piccoli saharawi sono arrivati, tramite GDEIM IZIK Piombino, nella città della Torre Pendente per ricevere all’ospedale Santa Chiara le operazioni e le cure necessarie a risolvere una brutta malformazione del labbro e del palato. È andata proprio così – conferma Gatti, a poche ore dall’intervento che ha effettuato sui piccoli -. Ho passato la notte in Pronto Soccorso con uno dei piccini ma le complicanze che si erano manifestate subito dopo l’intervento chirurgico sono già state fronteggiate e ora va tutto bene. Non dimentichiamo che si tratta di bambini sfollati, le cui famiglie vivono la guerra nelle tendopoli e che, grazie a questa associazione toscana che è la più accogliente per numero di bambini in carico, possono tirare un sospiro di sollievo.  Dopo due anni di stop a causa della pandemia, siamo molto felici di aver ripreso la nostra collaborazione con il progetto “Taleb Buya“, che dal 2013 ci permette di effettuare interventi di labiopalatoschisi ai bambini della popolazione Saharawi. Doveroso ringraziare ogni persona che crede e sostiene questo progetto, la Regione Toscana che si è fatta carico dei costi sanitari, le famiglie toscane ospitanti, i volontari dell’associazione “GDEIM IZIK – Piombino” e il suo presidente Manola Mambrini nonché la dottoressa Mojgan Azadegan, responsabile della cooperazione sanitaria internazionale dell’Aoup”.

Al tempo stesso, grazie alla straordinaria generosità della comunità di Calci, nel pisano, è stato possibile raccogliere fondi che hanno permesso alle due madri dei piccoli di affrontare il viaggio aereo per raggiungere il reparto ospedaliero. Infatti, attraverso e grazie a cene benefiche e iniziative di raccolta fondi, l’Unità Pastorale Valgraziosa, la Consulta delle Associazioni di Calci, la Casa del Popolo – Circolo ARCI via Roma e la Filarmonica Giuseppe Verdi di Calci hanno raccolto pre-pandemia fondi – tenuti poi appositamente fermi – per permettere alle giovani mamme di lasciare l’Africa per stare vicine ai loro bambini nella delicata fase dell’intervento.

Giorni intensi poi anche sul fronte delle missioni internazionali e dei progetti umanitari. Infatti, il chirurgo Gatti insieme alla sua equipe pisana ha da pochi giorni fatto ritorno dalla sua undicesima missione ad Asunciòn, in Paraguay, per “riparare” le malformazioni dei piccoli affetti dalla labiopalatoschisi, la malformazione – nota più comunemente con il nome di “labbro leporino” – che si manifesta, nei casi più semplici, con la mancata saldatura delle parti che formano il labbro superiore e la gengiva e, nei casi più gravi, coinvolgendo anche il palato.

“Anche quest’anno abbiamo partecipato ad una missione umanitaria organizzata da AICPE ONLUS, Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica, per prender parte ad Operación Sonrisa, la missione all’interno del programma Ñemyatyro sostenuto dal Ministerio de Salud Paraguay, il Ministero della Sanità paraguaiano – conferma Gatti -. Insieme a me l’amico e collega Marco Stabile, direttore del reparto di chirurgia plastica dell’Ausl di Piacenza e presidente di Aicpe Onlus, il chirurgo della mano Roland Boileau di Bordeaux nonché i chirurghi plastici del nostro Percorso Labiopalatoschisi AOUP Alessandro Giacomina e Matteo Ragoni. Abbiamo potuto operare oltre dieci bambini che, dopo esser risultati negativi al tampone, hanno affrontato chilometri di pullman per risolvere le loro labiopalatoschisi complesse”.

I chirurghi italiani hanno infatti raggiunto il collega Bruno Balmelli, chirurgo paraguiano di origini italiane e direttore del centro ustioni di Asunciòn, e hanno operato oltre 10 bambini per evitare complicanze e problemi legati, col passare degli anni, alla loro naturale crescita.

“Dieci giorni intensi, formativi grazie ad un congresso molto importante e, come sempre, molto toccanti dal punto di vista umano – conferma Gatti -. In soli tre giorni abbiamo potuto operare circa 10 bambini latinoamericani che presentavano brutte malformazioni del labro e del palato. È bello poter toccare con mano che, nonostante la miriade di problemi internazionali che il mondo è chiamato ad affrontare, la catena della solidarietà non si arresta”