Riparare i nervi spezzati: la scienza apre una porta sul futuro

Uno studio dell’Università di Cambridge ha scoperto come riaccendere nei neuroni adulti la capacità di ripararsi, aprendo nuove possibilità per chi convive con lesioni spinali

Immaginate un cavo elettrico tranciato di netto. Se il danno avviene in casa, un elettricista può ripararlo. Ma se quel cavo è un nervo del midollo spinale, fino ad oggi la medicina doveva alzare le mani: i neuroni adulti semplicemente non sanno più come riconnettersi dopo una lesione. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge ha però scoperto che questa incapacità non è definitiva come si credeva e che esiste un interruttore biologico capace di riattivarla.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports e guidato da George Gibbons e András Lakatos, riguarda una delle sfide più difficili della medicina moderna: le lesioni del sistema nervoso centrale. Chi subisce un grave trauma alla colonna vertebrale, chi è colpito dalla sclerosi multipla o dalla sclerosi laterale amiotrofica, si trova spesso a fare i conti con danni che il corpo non riesce a riparare. Il risultato è la paralisi, la perdita di sensibilità, il deterioramento progressivo delle funzioni motorie. Condizioni che cambiano la vita in modo radicale e per le quali, oggi, esistono pochissime opzioni terapeutiche reali.

Il motivo di questa impotenza è noto da tempo. I neuroni comunicano tra loro attraverso lunghe fibre chiamate assoni, che portano i segnali elettrici dal cervello ai muscoli passando per il midollo spinale. Nei bambini prima della nascita, e per un certo periodo dopo, queste fibre riescono a ricrescere se vengono danneggiate. Ma con il passare del tempo il corpo smette di farlo, come se decidesse che le connessioni sono ormai stabilite e non c’è più bisogno di ricostruirle. Quando arriva una lesione, quella capacità non c’è più.

La grande novità dello studio di Cambridge sta nell’aver capito perché questo accade e soprattutto nell’aver trovato un modo per invertire il processo. I ricercatori hanno creato in laboratorio un sistema straordinario: partendo da cellule staminali umane, hanno costruito piccoli modelli di cervello e midollo spinale, tenuti separati ma collegati da fibre nervose funzionanti, capaci persino di far contrarre dei minuscoli muscoli. Una sorta di sistema nervoso in miniatura, coltivato in provetta per oltre un anno, che ha permesso di osservare dal vivo come i neuroni cambiano nel tempo.

Quello che hanno scoperto è preciso e sorprendente. Fino a circa cinque mesi di sviluppo, equivalenti al secondo trimestre di gravidanza, i neuroni reagiscono bene a una lesione: le fibre ricrescono. Dopo quella soglia, la capacità cala drasticamente. La causa è una rete di geni che funziona come un freno: mano a mano che il sistema nervoso matura, questi geni sopprimono sempre di più la crescita degli assoni. Non è un guasto, è una scelta biologica programmata. Il problema è che quella scelta ci rende vulnerabili di fronte ai danni che arrivano in età adulta.

Ma se è una scelta, può essere cambiata. I ricercatori hanno dimostrato che bloccando alcuni dei geni responsabili di questo freno, i neuroni adulti riprendono a far crescere le proprie fibre. Come se si premesse di nuovo il tasto che era stato spento. E qui arriva la parte forse più concreta e incoraggiante dello studio: cercando tra i farmaci già esistenti, il team ha trovato un candidato promettente nel linestrenolo, un ormone sintetico usato da decenni come contraccettivo e per alcune irregolarità mestruali. Applicato ai neuroni danneggiati in laboratorio, questo farmaco ha stimolato in modo misurabile la ricrescita delle fibre nervose.

È importante essere chiari su cosa significa tutto questo. Non si tratta di una cura pronta all’uso, né di qualcosa che arriverà in ospedale domani. Ci sono ancora molti ostacoli da superare: bisogna verificare che i nuovi assoni si colleghino nel modo giusto e che funzionino anche in presenza di tutti i fattori complicanti delle lesioni reali, come l’infiammazione e le cicatrici che si formano attorno al danno. La strada dalla scoperta in laboratorio alla terapia per i pazienti è lunga.

Eppure questo studio cambia qualcosa di fondamentale: dimostra che il limite dei neuroni adulti non è assoluto. Che c’è un meccanismo preciso alla base dell’incapacità di rigenerarsi e che quel meccanismo può essere modificato. Per milioni di persone che vivono con lesioni spinali o malattie neurologiche gravi, è una notizia che vale la pena conoscere: la scienza ha trovato la porta. Ora deve imparare ad aprirla.

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