Sicilia: scoperto giacimento d’acqua sotto i monti Iblei
Il più grande bacino idrico sotterraneo dell’Isola contiene 17 miliardi di metri cubi d’acqua.
Animali che non riescono a dissetarsi o bevono fango, laghi prosciugati, raccolta di grano e foraggi in grave difficoltà.
Sono le immagini impressionanti che arrivano in questi giorni dalla Sicilia in piena emergenza siccità.
In alcune zone dell’Isola, in particolare Agrigento, l’acqua potabile arriva per poche ore ogni 15 giorni, e in un quartiere di Caltanisetta l’acqua è mancata più di 43 giorni. Molti invasi sono secchi o semivuoti.

Negli ultimi giorni però è proprio dalla Sicilia che arriva la notizia della scoperta del più grande bacino idrico profondo sotto i monti Iblei.
Un rapporto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), ha rivelato il ritrovamento dell’enorme bacino sotterraneo, incastonato nel profondo cuore dell’isola tra gli 800 e i 2100 metri di profondità.
Gli esperti dell’Ingv insieme a studiosi dell’Università Roma 3 e dell’Università di Malta, parlano della più grande falda acquifera mai trovata in Sicilia, oltre 17 miliardi di litri cubi di acqua.
Secondo gli studiosi, la falda è originata da un processo di infiltrazione delle acque meteoritiche, coniugato con l’abbassamento delle acque del mare di Messina, fenomeno avvenuto circa 5,7 milioni di anni fa.
Il ritrovamento può essere d’aiuto alla grave crisi Siciliana?
Certo si tratta di acque con diversi gradi di salinità, non immediatamente utilizzabili per il nostro consumo, ma si considera ottimista Lorenzo Lipparini, ricercatore dell’Ingv, e primo autore della ricerca, che ipotizza, secondo i calcoli fatti, l’esistenza di una riserva importante anche sotto il livello del mare, presumibilmente di acque dolci, lasciateci in eredità dalla preistoria.
Certo occorrono analisi rigorose per verificare se si tratta di una risorsa idrica potabile, come stanno cercando di accertare l’Autorità di Bacino e la Regione Sicilia, già in contatto con il professor Lipparini che ha spiegato:
“Queste acque addolcite potrebbero avere utilizzi diversificati, dalla potabilità all’utilizzo per scopi agricoli e industriali”.
È certo che se le analisi conforteranno la possibilità dell’utilizzo di questa grande riserva, nel medio e lungo periodo potrebbe rivelarsi una grande risorsa per la Sicilia.
Va detto però che molti scienziati ed esperti sostengono che per l’Isola, come per altre regioni italiane, la soluzione migliore resta la dissalazione.
La Regione Sicilia, intanto, intende riattivare i tre dissalatori già esistenti, ma non funzionanti, per i quali ha già stanziato 90 milioni di euro.

