UN SALTO NEL MONDO DEI CANGURI, OLTRE IL MARSUPIO

Sicuramente sono tra gli animali più conosciuti da adulti e bambini, famosi per il loro marsupio e i lunghi salti…ma davvero conosciamo questa specie così iconica? Proviamo allora a farci qualche domanda in onore dell’animale simbolo dell’Australia.

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Chiara Grasso*
UN SALTO NEL MONDO DEI CANGURI, OLTRE IL MARSUPIO

Sicuramente sono tra gli animali più conosciuti da adulti e bambini, famosi per il loro marsupio e i lunghi salti…ma davvero conosciamo questa specie così iconica? Proviamo allora a farci qualche domanda in onore dell’animale simbolo dell’Australia.

Quante specie di canguri esistono e dove vivono?
Del canguro esistono ben 60 specie, appartenenti alla famiglia dei macropodi e vivono solo in Australia. Una volta, i canguri (gli antenati di quelli che conosciamo oggi) erano distribuiti in quasi tutto il mondo e, secondo gli scienziati, inizialmente erano originari del Sud America. Quando poi, milioni di anni fa, si sono piano piano formati i diversi continenti e l’Australia si è divisa dal resto delle terre emerse, solo gli antenati dei canguri che rimasero in Oceania riuscirono a sopravvivere perché l’habitat e le condizioni climatiche erano più favorevoli…senza dimenticare che nel corso dei milioni di anni purtroppo moltissimi predatori sono scomparsi dall’Australia (come il tilacino, la famosa tigre della Tasmania), favorendo l’espansione dei canguri in questi luoghi, mentre in altri continenti, nell’evoluzione hanno avuto la meglio altre specie che hanno saputo adattarsi meglio anche alle predazioni. Pensate che di 300 specie di marsupiali al mondo, 298 sono in Australia e in Australia vivono principalmente marsupiali: l’evoluzione di una specie, quindi, è sempre incastrata in un magnifico sistema di equilibrio di ecosistemi in cui ogni animale e ogni pianta si trovano nel posto giusto, secondo le regole della Natura.

Perché i canguri saltano?
Uno dei dettami delle regole evolutive e fisiologiche di qualsiasi comportamento animale è l’adattamento al consumo di energie. Si mangia per avere energia a sufficienza per potersi spostare, mangiare, cacciare, scappare dai predatori, accoppiarsi e prendersi cura dei piccoli. Quindi quasi ogni adattamento comportamentale degli animali è tarato sul risparmio energetico. Quindi, i canguri saltano perché il salto consuma meno energia rispetto alla corsa. Questo è fondamentale in un ambiente secco e imprevedibile come il territorio australiano. I canguri a volte devono percorrere lunghe distanze, con un caldo opprimente, con pochissima acqua da bere e scarse risorse alimentari nei dintorni. La maggior parte dei mammiferi non sopravvivrebbe, mentre loro hanno sviluppato questa strategia evolutiva del salto per risparmiare energia e muoversi velocemente per lunghe distanze in substrati molto diversi tra loro. Essendo ruminati, i canguri hanno bisogno di bere acqua ogni giorno ma l’acqua di superficie può essere difficile da trovare. Lo sforzo esaurisce il corpo di riserve idriche, quindi un mezzo di movimento efficiente, come il salto, fa consumare meno acqua meno preziosa rispetto ad altre forme di movimento.
Pensate che i canguri di solito saltano a circa 25 km/h, anche se possono raggiungere i 70 km/h su brevi distanze, coprendo fino a 9 m con un solo salto alto 4 metri e possono compiere una virata di 180 gradi in un solo salto, utilissima per fuggire ai predatori. Ad oggi non si conosce alcun mammifero terrestre che possa virare bruscamente come un macropode.

Una curiosità interessantissima è la loro strabiliante capacità di nuotare. Ma come fanno a zampe unite? Quando nuotano usano le zampe in modo alternato, il che, anche grazie alla spinta della coda, li rende abilissimi nuotatori, ma quando sono sulla terra ferma non riescono a muovere le zampe indipendentemente.

A proposito della coda, ovviamente nessun salto sarebbe possibile senza questo potentissimo muscolo, che funge sia da ausilio per l’equilibrio che da contrappeso, spingendo l’animale ad ogni salto. E di nuovo, anche qui, la coda fa risparmiare energia. Questa volta nel respiro. Mentre saltano, infatti, i canguri hanno a malapena bisogno di sprecare lo sforzo per respirare perché il movimento del salto spinge il loro intestino su e giù, che gonfia e sgonfia i loro polmoni per loro. Secondo un innovativo studio, quando camminano la loro coda diventa una potente quinta zampa. “Abbiamo iniziato le osservazioni pensando che la coda fosse utilizzata principalmente come un puntone, un palo di bilanciamento o uno sgabello per il salto”, ha affermato il professor Rodger Kram del Dipartimento di Fisiologia Integrativa di CU-Boulder, un coautore dello studio. “Quello che non ci aspettavamo era di scoprire quanta potenza producessero le code dei canguri. È stato davvero sorprendente, nessun animale usa la coda come una gamba. Le loro code hanno più di 20 vertebre, assumendo il ruolo del nostro piede, polpaccio e femore”.

Perché i canguri hanno il marsupio?
Nei marsupiali come il canguro, il koala, l’opossum e i petauri a differenza degli altri mammiferi, lo sviluppo dell’embrione non avviene all’interno dell’utero, bensì in una resistente tasca a livello addominale, aperta nella parte superiore e particolarmente resistente: il marsupio.
Il marsupio è necessario per la crescita, l’allattamento e la protezione dei piccoli. Di norma, le femmine di canguro, dopo un periodo di gestazione 30/40 giorni, danno alla luce un solo piccolo, nel periodo tra gennaio e febbraio che sarà lungo non più di due centimetri e peserà pochissimi grammi. Non ancora pienamente formato, questo raggiunge autonomamente il marsupio, dove si aggrapperà con la bocca a una delle mammelle interne, rimanendo in questa condizione per due o tre mesi. Non essendo ancora pienamente sviluppato e poichè ancora sprovvisto di mascella, il piccolo non effettua nessuna suzione per alimentarsi del latte materno. Invece è la madre che, con una speciale muscolatura delle mammelle, ne gestisce la crescita rilasciando il latte ad intervalli regolari. Superati all’incirca i tre mesi, il cucciolo comincia ad affacciarsi dal marsupio e, qualche settimana più tardi, anche ad uscire in presenza della madre e rifugiarsi nel marsupio quando ne sente la necessità o si sente in pericolo, fino ai sei mesi di vita, momento in cui sarà poi autonomo.

Destri o mancini?
Gli umani e alcuni altri primati hanno la tendenza ad utilizzare una mano in modo più dominante rispetto all’altra. Gli scienziati una volta pensavano che questa fosse una caratteristica unica dell’evoluzione dei primati, ma ricerche più recenti suggeriscono che la manualità è comune anche nei canguri. Sulla base di osservazioni ed esperimenti, i ricercatori hanno scoperto che i canguri sono principalmente mancini, e usano la mano sinistra per compiti come il grooming (toelettatura), mangiare e altri lavori di precisione circa il 95% delle volte mentre la destra per attività che richiedano forza. Questo sfida l’idea che la manualità sia unica per i primati, dicono i ricercatori, notando che potrebbe essere un adattamento al bipedismo.

Come è la loro comunicazione?
I canguri comunicano attraverso vocalizzazioni di diverso tipo e intensità per comunicare tra di loro, all’interno del gruppo, tra mamma e piccolo e tra maschi per cercare di risolvere la disputa prima di arrivare alla violenza, per l’accesso alle femmine.
Una cosa interessantissima è la comunicazione che viene fatta attraverso lo sbattimento delle zampe. Per avvisare i compagni del gruppo della presenza di un pericolo (dingo o cane selvatico), i canguri lanciano l’avviso battendo le zampe sul terreno. In alcuni casi, tra membri della famiglia, sono stati registrati anche casi di grooming, tipo spulciamento, un po’ come nelle scimmie che si puliscono il pelo a vicenda.
Un recente studio ha osservato che i canguri addomesticati presenti in cattività possono comunicare come cani nei confronti degli esseri umani. Durante l’esperimento, i ricercatori hanno dato ai canguri una prova difficile da risolvere (una scatola con del cibo dentro che gli animali non potevano aprire da soli) e i canguri, non riuscendo a risolvere autonomamente l’esercizio, hanno guardato i loro keeper umani come per chiedere aiuto. Questo è straordinariamente sconvolgente, perché ci dà prova della fine intelligenza dei canguri e della loro adattabilità a contesti e comunicazioni inter-specifiche diverse, nonostante siano animali selvatici, quindi non co-evoluti con l’essere umano. A tal proposito è importante sottolineare il fatto che si tratta di animali selvatici purtroppo molte volte detenuti come pet o come mascotte in ristoranti e finti centri di recupero, atti a farli interagire con gli esseri umani come cornice per i selfie. Ricordiamoci che il loro posto non è tra le nostre braccia a prendersi coccole, ma in Natura, liberi e selvaggi!