UNA VITA SENZA ODORI

C’è chi non li sente dalla nascita e chi perde l’olfatto per traumi e malattie. Con Anna D’Errico, neuroscienziata, impariamo a riconoscere e gestire una situazione molto più comune di quanto non sembri.

SALUTE
Susanna Bagnoli
UNA VITA SENZA ODORI

C’è chi non li sente dalla nascita e chi perde l’olfatto per traumi e malattie. Con Anna D’Errico, neuroscienziata, impariamo a riconoscere e gestire una situazione molto più comune di quanto non sembri.

Viviamo in un mondo di odori, eppure tendiamo a sottovalutarli. Salvo, negli ultimi due anni di pandemia, metterci in allarme quando ci accorgiamo che non li sentiamo più. Al di là dei casi di perdita dell’olfatto a causa del Covid-19, ci sono casi in cui la mancanza o il depotenziamento di questo senso accade fin dalla nascita o nella vita, per esempio a causa di traumi o  infezioni. Un 5-10% della popolazione mondiale, si stima che ne soffra ed è una percentuale che cresce al 20% nel caso di popolazione sopra i 60 anni e oltre il 70% quando si superano i 70 anni.

Anna D’Errico, neuroscienziata e divulgatrice scientifica, affronta di petto la questione nel suo libro ‘Profumo di niente’. Ha dedicato le sue ricerche allo studio di come il cervello decifra e riconosce gli odori, ha un blog molto seguito sul tema ‘naso’ e con questo va al cuore della questione, dando consigli e indicazioni. Prima di tutto per capire e affrontare senza ansia tante situazioni che nel corso della vita,  possono modificare l’olfatto. “Ci tengo a parlare di alterazioni dell’olfatto e non solo di perdita – precisa – perché ci concentriamo troppo spesso solo sull’assenza, mentre è un cambiamento, si tratta di scoprire cosa resta a livello percettivo. L’importante è accorgersene e affrontare la situazione. Non sempre un’alterazione è patologica. Non sentire gli odori non è di per se una malattia”.

Quali cause possono determinare la perdita o un’alterazione dell’olfatto?

Non sentire gli odori è una condizione che deriva da due casi principali. Può essere congenita, o acquisita nella vita per motivi diversi. L’Anosmia congenita, cioè la mancanza di olfatto dalla nascita è molto rara ma esiste. Le ragioni possono essere diverse, per esempio non vi è una corretta espressione dei recettori o di alcune strutture dei neuroni olfattivi. A volte è associata ad altre condizioni congenite come la sindrome di Kallmann, che è un’alterazione legata agli ormoni dello sviluppo. È proprio l’anosmia a permettere la diagnosi di Kallmann. Poi c’è l’anosmia acquisita durante il corso della vita per tanti motivi diversi. Da patologie che la provocano, anche semplici e banali influenze e raffreddori. Ma anche le reniti e le sinusiti e le poliposi, che possono determinare un calo o la perdita totale dell’olfatto. Altre cause sono i traumi e gli incidenti, la classica caduta di faccia nei bambini con botta alla fronte che recide dei nervi olfattivi. Poi ci sono le malattie neurodegenerative, le demenze senili, il Parkinson e Alzheimer. In questo casi la perdita dell’olfatto è un sintomo precoce della malattia.

Quale impatto ha sulla persona vivere una situazione in cui l’olfatto cala o sparisce?

L’impatto più forte, a distanza di tempo, è quello psicologico. Può darsi che la persona non si renda conto subito della portata del calo, non lo noti. Di solito ci se ne accorge a tavola. Si pensa di aver perso il gusto e poi col tempo ci si accorge che si tratta degli odori. Ed è spiazzante, è una perdita disorientante. Poi subentrano problemi pratici con l’alimentazione, perdendo il gusto si sviluppa inappetenza, si perde il piacere per il cibo e la convivialità. Oppure c’è chi inizia a mangiare tanto in quantità per cercare un arricchimento sensoriale, o inizia a usare più sale e a mangiare molto e spesso per trovare un piacere sensoriale. Nel caso di persone anziane, spesso fragili, un’alimentazione scorretta può essere un problema rispetto a malattie come il diabete. In generale non sentire gli odori ha poi effetti sulle relazioni sociali, pensiamo alla paura di puzzare.

Che cosa occorre fare se ci si accorge di avere un calo nell’olfatto?

Di questi tempi può essere un sintomo di Covid- 19, quindi occorre verificare se si tratta di questo. In generale, se non si è mai avuto altro tipo di disturbo, e di punto in bianco succede che ci accorgiamo di una alterazione, bisogna andare dall’otorinolaringoiatra per un primo controllo, meglio se specializzato in disturbi di gusto e olfatto.

Covid- 19 e perdita dell’olfatto. Cosa sappiamo su questo legame?

Ci sono elementi del meccanismo di base che ancora non si conoscono. Sappiamo invece che il virus attacca le cellule di supporto ai neuroni olfattivi, quindi non direttamente i neuroni olfattivi. Cellule che sono importanti per l’equilibrio del tessuto e anche la funzionalità olfattiva in generale. Questo è uno dei motivi per cui la perdita olfattiva è rapida e nella maggior parte dei casi si recupera anche rapidamente. Ci sono studi in corso per capire perché in alcune persone vi siano effetti a lungo termine e pare che ci sarebbe una predisposizione genetica.

L’anosmia può riguardare anche i bambini. Un genitore come può accorgersene?

Di solito l’anosmia nei bambini è dovuta a un trauma come la classica caduta con botta alla testa. Il consiglio è di abituare i bambini ad annusare. Fin da piccoli far sentire gli odori, le erbe aromatiche, i fiori in giardino, gli aromi della cucina. Quando il bambino è in grado di rispondere di solito viene fuori se sente qualcosa o meno. Se dice di non sentire gli odori si va dal medico per capire se c’è stato un evento scatenante o capire se c’è una causa congenita. Il consiglio è quello di non caricare il bambino di ansia e aspettativa. Se una persona sta bene, se anche dalla nascita non sente odori, in molti casi il suo mondo sensoriale è costruito su una sua dimensione; non ha subito una perdita e non sente una mancanza. Quindi non occorre far pesare il disturbo.

Nel suo libro propone molti esercizi semplici per mettere alla prova il nostro naso. L’olfatto può essere allenato?

Sì, certo. I sommelier non nascono esperti ma si allenano e studiano, imparando a classificare gli odori e a descriverli. L’allenamento si fa annusando, associando gli odori alle emozioni, per capire cosa ci piace di più. Un esercizio molto utile è descrivere gli odori. Ci aiuta ad ampliare il nostro mondo percettivo e diventa a quel punto anche più facile capire che se c’è qualche alterazione nel nostro olfatto.