UPADACITINIB, la pillola che può riscrivere la storia della dermatologia

Uno studio pubblicato su “The Lancet” mostra come si può curare la Vitiligine

Tra le varie malattie, quelle dermatologiche, perché esteriori, possono sembrare meno importanti di altre, perché appaiono come un mero fattore estetico, invece sono il riflesso di fattori interni all’organismo assolutamente più complessi e difficili da gestire. La “Vitiligine” è uno di questi. Infatti esso rappresenta una vera e propria malattia autoimmune cronica della pelle, è il sistema immunitario ad essere deficitario. La malattia divenne assai famosa negli anni ’80 a causa dei notissimi problemi della pelle del Re del Pop Michael Jackson.

Il noto cantante e ballerino di assoluta e irripetibile fama mondiale, fece parlare moltissimo di sé all’epoca a causa del suo presentarsi al pubblico degli appassionati, in seguito alle sue trasformazioni nei connotati fisici e soprattutto nello sbiancamento del colore della pelle. Jackson infatti si trovò a decidere di sottoporsi ad una serie di operazioni che, in vista nell’inevitabile scolorimento della sua pelle, lo trasformavano in un vero e proprio uomo bianco.

Al di là di personaggi così influenti, il problema della vitiligine è sempre più diffuso, infatti si stima che al mondo oltre 100 milioni di soggetti soffrono questa malattia immunitaria, circa il 2% della popolazione. Uno dei problemi più importanti della vitiligine è quello di portare chi ne è affetto ad evitare situazioni dove non c’è possibilità di ripararsi dal sole, avendo in quelle zone della pelle affette una totale carenza di melanina e quindi ad esporsi al rischio di scottature di gravi entità.

Ma ora in commissione europea, precisamente il 29 luglio scorso, è stato approvato l’utilizzo di un farmaco dal quale è già partita una sperimentazione per adulti e adolescenti dai 12 anni affetti da vitiligine, l’UPADACITINIB. Questa compressa, da assumere una volta al giorno sostituirà, e secondo quanto emerso dagli studi pubblicati su “The Lancet” completamente, le vecchie terapie a base di creme, e stimolerà fortemente la ripigmentazione della cute.

Il sistema immunitario a chi è affetto da vitiligine aggredisce per errore i melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina e quindi del colore della pelle. Bloccando questo attacco biologico, la pillola permette ai melanociti ancora attivi di tornare a ripopolare e “ricolorare” le chiazze bianche. I dati emersi dai trial clinici, che hanno coinvolto quasi mille pazienti seguiti per 48 settimane con un dosaggio giornaliero di 15 mg, parlano chiaro. Sul viso circa il 23-25% dei pazienti trattati ha ottenuto una ripigmentazione quasi totale (pari o superiore al 75%), contro appena il 6-7% di chi ha assunto il placebo.

Sul corpo circa il 20% dei partecipanti ha riscontrato un recupero di almeno la metà del pigmento cutaneo complessivo. La comunità scientifica ci tiene a precisare che almeno per il momento dunque la guarigione non è garantita completamente e il farmaco non funziona in maniera omogenea a tutti i pazienti che ne fanno uso. Come tutti gli studi e le ricerche in campo medico, il tempo e le sue rivelazioni future ci sapranno anche dire qualcosa in più sui malfunzionamenti del sistema immunitario.

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