In Friuli c’è la steppa
Un ambiente naturale unico che uomo e natura hanno creato assieme. “Magredi. La steppa friulana” è il documentario che lo racconta
Attraverso lo scorrere lento delle ere, una geologia implacabile con l’acqua e con il ghiaccio ha frammentato le montagne e disperso i ciottoli lungo i torrenti. Così sulle piane di pietra formate a valle, lo strato di terra fertile è rimasto precario, sottile. E l’uomo, con la sua falce e con le sue greggi, ha contribuito a frenare la trasformazione di questi prati scarni in bosco. Due condizioni, di tradizione agraria e natura, necessarie all’equilibrio fragile di un ecosistema unico. Ragione per la quale, in Friuli Venezia Giulia c’è la steppa, i magredi.
Magredi. La steppa friulana
Magredi. La steppa friulana è il documentario dei registi Ivo Pecile e Marco Virgilio, prodotto dal Servizio Biodiversità dalla Regione Friuli Venezia Giulia, nel contesto del progetto PollinAction e del programma europeo Life. L’opera è stata distribuita nel 2025 con una diffusione prevalentemente regionale. Tuttavia, verso fine anno, il documentario è stato inserito nella serie Habitat di Rai Scuola e reso disponibile su Rai Play. La serie mostra diversi luoghi di bellezza e valore naturalistico, dal Sopramonte in Sardegna, al Vulture in Basilicata, al Parco della Gola Rossa e di Frasassi nelle Marche. Fino ai magredi, un ecosistema steppico difficile da immaginare alle pendici della catena alpina.
Vale la pena di raccontarne alcuni temi e immagini. Seguendo la curata voce narrante del documentario. Semplice e poetica, attraverso le pianure.

Tele d’erba a colori
L’impressione paesaggistica dei magredi è forte. Perché la prateria erbacea spazia in lungo e in largo, esaltandosi al muro delle montagne. Con la stagione più bella in primavera. Quando appaiono le macchie di colore sulla tavola. Grazie alle fioriture di numerose specie vegetali. I cui esemplari crescono l’uno accanto all’altro, dipingendo ognuno la sua chiazza. Filipendula e creste di gallo creano distese bianche e gialle. Sanguisorga e timo danno il rosso e il rosa. O il lino delle Fate con i suoi fili vaporosi che stende l’oro pallido di maggio. Senza contare, tra le macchie, i gioielli delle orchidee spontanee. O la Brassica glabrescens, endemica delle rive ghiaiose di pochi torrenti pordenonesi.
Un paradiso per gli insetti impollinatori. Ognuno con la sua specialità. I bombi che si accontentano di poco tepore per volare, attesi dalle prime fioriture. Le farfalle dalla lunga “proboscide” che sole possono raggiungere alcuni fiori dalla forma particolare. Le api, creature incredibili di varia natura, solite visitare una singola specie vegetale per ogni periodo, garantendo l’impollinazione efficace. Mentre tra l’erba corrono, volano e strisciano, specie animali ormai rare sulle pianure basse antropizzate. Il capriolo, la lepre, il rospo smeraldino, il biacco sinuoso e molte altre. Per non parlare degli uccelli con i loro canti.

Uomo e natura
I magredi o prati magri incrociano uomo e natura. Così l’equilibrio deve riflettere i cambiamenti sociali. Infatti, l’agricoltura industriale ha occupato le zone più fertili, trasformando praterie mai arate in campi. E ha causato l’abbandono dei magredi meno produttivi, dove non vale più la pena di falciare un fieno, diventato inutile per l’economia degli allevamenti intensivi, favorendo l’espansione degli arbusti e degli alberi.
Del resto, la civiltà agraria dei magredi produceva poco fieno di alta qualità, per pochi animali. Ormai, soltanto gli anziani ricordano di avere aiutato i nonni sui magredi. Oltre il fieno, occorreva seguire i ritmi delle fioriture e far tesoro di tutto. In primavera, “erba rossa”, in estate lo “strame”, tirato fuori con fatica dalle risorgive e poi asciugato e in autunno, anche le foglie dei gelsi. Una famiglia contadina che possedeva venticinque ettari, riusciva a nutrire quattro mucche.

Prati rinati
La pratica agroindustriale ha effetti decisamente negativi sulla biodiversità. Il fieno tradizionale conferisce carattere unico a latte, burro e formaggi. Così la regione Friuli Venezia Giulia partecipa ai progetti europei Life e tenta di mantenere o recuperare i magredi e l’area ampia dei prati stabili. Gli interventi tendono a ripristinare due sfalci l’anno e verso la reintroduzione di specie vegetali in crisi. Tra piantine di vivaio e spargimento di fiorume, materiale fienoso contenente i semi, trasportato dai prati più ricchi di specie a quelli più degradati. Con attenzione particolare alle piante necessarie all’alimentazione degli insetti impollinatori.
Infine, la rinascita aiuta gli agricoltori che desiderano recuperare o mantenere alcuni caratteri dell’agricoltura tradizionale ad accedere ai contributi europei. Perché il sistema dei magredi torni sostenibile a lungo termine, dal punto di vista economico e ambientale. Allevatori che accettano di gestire i prati per produrre fieno e alimenti caseari di qualità. Apicoltori, le cui api trovano un ambiente favorevole e fiori che mancano altrove. Pastori che praticano la transumanza dai pascoli alpini ai magredi, le cui pecore un tempo bene accette dopo il raccolto, non possono più frequentare i campi bassi dell’agricoltura industriale.
Magredi. La steppa friulana riesce a raccontare davvero alcune di queste storie lente e un ambiente steppico fatato che tradizione e natura hanno creato assieme.


